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Prima della crisi del Covid, il valore del Turismo, settore economico fra i più vitali del nostro Paese, valeva oltre il 13% del Pil italiano. Piagato dalle misure restrittive per contenere la pandemia, secondo l’istituto Demoskopica, ha contato nel 2020 ben 237 milioni di presenze in meno rispetto al 2019. Una catastrofe, senza giri di parole.



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Ormai giunti a metà del 2021 e all’inizio del periodo estivo da sempre il più proficuo per il settore, si scorgono incoraggianti segnali di ripresa, corroborati anche da dati sempre più confortanti sul coronavirus in Italia, sospinti dalla campagna vaccinale. E con una significativa differenza rispetto all’annus horribilis del 2020: l’impegno di un Ministero dedicato, nato con il Governo Draghi al fine di rilanciare il Turismo nel Belpaese. Ministero presieduto da Massimo Garavaglia (Lega), già Sottosegretario di Stato e Viceministro all’Economia. Appena insediato nel marzo 2021, il Ministro parlava di un piano in otto punti per rilanciare il settore, fra i quali spiccavano il passaporto sanitario, il gioco di squadra con Regioni e Comuni per promuovere il brand Italia e, ovviamente, il Superbonus al 110%. Superbonus per il quale il decreto sarà presto pronto e che si prevede semplificato, con regole e procedure assai agevoli.

“Basterà un foglio solo” ha dichiarato lo stesso Ministro Garavaglia, a detta del quale il decreto “va nella direzione di uno sgravio dell’80%” con il dispiego di “risorse importanti”. “Noi abbiamo nel Recovery, e quindi già approvato dall’Europa” annuncia Garavaglia, “un fondo dedicato alla ristrutturazione delle strutture ricettive di ogni tipo che vale 1,8 miliardi e che con l’effetto leva può arrivare a oltre 3 miliardi di euro”. Nel piano in otto punti annunciato a marzo, si parlava di “efficientamento 110% delle strutture alberghiere”, cui il Ministro tiene particolarmente. “Abbiamo messo questo miliardo e 800 milioni nel Recovery Plan e indipendentemente dalle scelte di bilancio nazionale lo facciamo, perché abbiamo la necessità di migliorare le strutture ricettive, non solo gli alberghi, anche b&b e agriturismo“.

E ancora: “Si parla di 1,8 miliardi di euro che poi diventano 3 con l’effetto leva e la decontribuzione per la cassa integrazione. Si deve quindi uscire dall’intervento dello Stato e aiutare le aziende a fatturare. Perché il vero obiettivo è tornare a far fatturare le imprese il prima possibile”. Iniziative delle quali sono parte integrante, fra le altre cose, tax credit, credito d’imposta e sussidi diretti. Sempre secondo il Ministro, l’intenzione è quella di approntare un decreto che riprenda il concetto del 110%, ma che lo estenda allargandone il campo d’azione rispetto all’efficientamento energetico. Per esempio “se qualcuno deve rifare gli arredi va bene anche per quello, e poi anche estendere le categorie dell’efficienza energetica, comprenderemo anche l’illuminazione. Soprattutto ci si vuole concentrare non solo sull’estensione delle categorie di beneficio per gli operatori ma anche e soprattutto sulla semplificazione e quindi su uno strumento molto più snello e facile da utilizzare. Sarà un bonus 110% con le regole del 65%”.

Le reazioni all’annuncio del Ministro sono state positive. Il Presidente di Federalberghi Bernabò Bocca ha accolto con entusiasmo il Superbonus all’80% auspicando che il decreto arrivi a brevissimo, così da approfittare di settembre e ottobre. Mentre il Segretario del Partito Democratico Enrico Letta si è detto contento che il Ministro abbia recepito la battaglia tutta dem di estendere il Superbonus al settore turistico, al centro – secondo Letta – di un emendamento al decreto Sostegni bis presentato dal gruppo dei deputati che fanno capo al Pd. Con gli exploit dell’Italia agli Europei di Calcio, che hanno riportato una parvenza di “normalità” dopo un anno fosco, qualche settimana fa è inoltre stato stipulato l’accordo del Ministero del Turismo Ministero con la Sottosegretaria di Stato con delega allo Sport Valentina Vezzali, che ha definito il protocollo d’intesa di “alto valore simbolico” per rilanciare anche il turismo sportivo, così diffuso nel nostro Paese e che, complice il Covid, ha subìto una battuta d’arresto nel 2020.

“Abbiamo appena chiuso l’accordo con le Regioni per una banca dati comune sulle strutture ricettive”, ha ricordato inoltre il Ministro. “I dati raccolti finiranno in un “hub digitale: faremo un accordo con le principali organizzazioni internazionali del turismo digitale dicendo che chi viene si deve iscrivere lì. Chi non lo fa, vuol dire che non vuole essere in regola”. Istituito anche un portale informativo sui piccoli borghi, che l’anno scorso hanno spopolato. Già, un elemento peculiare visto nel 2020 e che pare essere significativo anche nel 2021, è senz’altro il cosiddetto “turismo di prossimità”, che ha visto per l’appunto i piccoli borghi innescare un inusitato interesse da parte dei viaggiatori italiani, impossibilitati ad andare all’estero. Nel 2020, il “turismo di prossimità” ha visto due nostri connazionali su tre attratti dalla scoperta di prodotti e tradizioni meno conosciuti rispetto alle località più in voga. Un trend captato per esempio dal Direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt, che con l’iniziativa “Uffizi Diffusi” ha condotto a riscoprire capolavori e opere d’arte in varie località, riportando molti italiani a visitare il proprio Paese, che spesso prima conoscevano meno di quanto conoscessero New York, Londra o Berlino.

Per quanto riguarda invece la presenza degli stranieri in Italia, i dati sono anch’essi incoraggianti. Secondo uno studio di Demoskopika, infatti, si evidenzia nel nostro Paese una crescita significativa dei turisti provenienti dall’Estero. Per il settore alberghiero, il tutto potrebbe tradursi per l’estate 2021 – quanto al sistema di accoglienza alberghiero ed extra-alberghiero – in 7,2 milioni di arrivi e 25,1 milioni di presenze con un incremento pari rispettivamente al 29.2% e al 15.3% rispetto al periodo compreso fra giugno e settembre del 2020. La preferenza più spiccata è per le località marittime, che vengono scelte da metà del campione intervistato (48.4%), e a seguire si classificano la montagna (15.1%), e cosiddette “città d’arte, cultura e borghi” (12.3%). La vacanza in agriturismo, invece, è prediletta dall’8% del campione sondato.



Nella top 5 delle regioni preferite da visitare troviamo al primo posto il Trentino Alto-Adige, seguito da Toscana, Sicilia, Puglia e – un po’ a sorpresa – la Lombardia. Secondo invece i dati del Centro studi turiistici per Assoturismo, si parla per l’estate 2021 di 33 milioni di arrivi e 140 milioni di pernottamenti solo nelle strutture di accoglienza “ufficiali”, un incremento del 20,8% rispetto al 2020 per un fatturato complessivo di 12,8 miliardi di euro. Mete preferite il Sud e le isole (+23,9%) rispetto al Nord (poco oltre il +20%) e al Centro (+18,6. Per quanto riguarda le strutture, prevalgono di poco quelle extralberghiere (+21,6%) su quelle alberghiere (+20,2%). In generale, tirando le somme, siamo ancora lontani dalle cifre del 2019 e dell’era pre-covid, ma in netta ripresa rispetto al 2020. Gli italiani – e non solo – hanno voglia di ricominciare a viaggiare e l’impossibilità (e il timore) l’anno scorso di raggiungere le mete internazionali hanno risvegliato in molti l’interesse per il nostro Paese, con la riscoperta dei piccoli borghi e di tante località magari meno rinomate che però rendono la nostra Italia unica al mondo. Si spera inoltre che, con l’istituzione di un Ministero ad hoc per il Turismo, il patrimonio paesaggistico, artistico e culturale italiano possa essere valorizzato (e fruito) finalmente come merita.

A cura di Marco Zonetti



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