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Dopo il brillante risultato di crescita nel II trimestre (+2,7% sul precedente, mentre ci aspettavamo +1,2%) e la buona performance degli indicatori congiunturali durante l’estate, l’ipotesi che il nostro Paese possa crescere a un tasso prossimo o superiore al 6% quest’anno e per una volta superare i nostri principali partner europei sta diventando realtà. Ma su quali basi poggia questa ripresa? E, alla luce delle difficoltà a livello internazionale emerse durante i mesi estivi, quanto dobbiamo aspettarci che duri?



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Ecco tre ragioni per essere ottimisti e altrettanti banchi di prova a breve da superare, secondo l’analisi di Prometeia, contenuta nel Rapporto di previsione di settembre. La scelta di puntare sulla campagna di vaccinazione sta pagando. Al momento in Italia circa il 66% della popolazione ha ricevuto due dosi di vaccino, in linea con gli altri Paesi europei (65% in Francia, 63% in Germania, 77% in Spagna, 65% in UK), mentre gli Stati Uniti (54%), per non parlare di molti Paesi asiatici, sono più indietro. Il fatto che la spesa delle famiglie italiane sia cresciuta del 5% nel II trimestre dell’anno sui tre mesi precedenti, segnala – oltre all’efficacia delle politiche fiscali messe in atto per sostenere l’attività economica e i redditi – il rinnovato clima di fiducia di famiglie e imprese. L’export e la manifattura italiana tengono, dimostrando una grande capacità di adattamento.

Nel II trimestre dell’anno l’Italia è stato l’unico tra i grandi Paesi europei ad avere superato i livelli pre-crisi di export di merci, con incrementi diffusi alle principali aree di destinazione, Regno Unito a parte. Anche la produzione industriale ha registrato un’espansione vivace nei primi mesi dell’anno anche se è leggermente rallentata di recente (stimiamo cresca circa dell’1% nel III trimestre). Alcune incertezze emergono, legate alle difficoltà del settore auto (ma il comparto ha un peso in Italia più limitato che in Germania) e ad alcune carenze negli approvvigionamenti. I conti pubblici vanno meglio del previsto. Il Documento di Economia e Finanza stimava per l’anno in corso un disavanzo all’11,8% e un debito al 159,8%. Ora Prometeia prevede un disavanzo al 9,7% (oltre due punti percentuali di Pil in meno) e un debito al 155,6% (oltre 4 punti percentuali in meno). Questi sono valori molto simili a quelli registrati nel 2020, nonostante la manovra espansiva approvata nei decreti emergenziali sia di dimensioni superiori (93 miliardi nel 2020, 120 miliardi nel 2021). Stanno andando bene le entrate, grazie al buon andamento dei consumi (Iva) e dell’occupazione (Irpef e contributi sociali), ma anche le uscite sono al di sotto delle previsioni (consumi pubblici).



Il miglior andamento dei conti pubblici faciliterà la copertura della riforma del fisco e degli ammortizzatori sociali in corso, che dovrebbe contribuire a sostenere la crescita nei prossimi anni. L’andamento dell’inflazione e i rincari attesi della bolletta. Prometeia prevede che il paniere di consumo delle famiglie subisca un rincaro quest’anno dell’1.8% (gli aumenti delle tariffe energetiche dovrebbero contribuire per 0,6 punti percentuali), per poi rallentare già nel 2022. Allo stesso tempo, grazie alla ripresa dell’occupazione e all’insieme delle politiche di sostegno dei redditi messe in atto dal governo, il reddito disponibile nominale è previsto salire di oltre il 5% quest’anno e di circa il 3% nel 2022: i redditi reali cresceranno così nel prossimo biennio a tassi più che sostenuti. Inoltre, siccome i rincari di gas e bollette energetiche sono attesi essere in gran parte transitori (non legati a uno squilibrio strutturale di domanda e offerta), le politiche del governo per sterilizzarne parte dell’aumento sono appropriate e contribuiranno a sostenere la domanda.

Parte della ripresa degli ultimi mesi si deve a quella delle costruzioni. È una ripresa sostenibile? Nel II trimestre 2021 le costruzioni hanno registrato una crescita del 3% rispetto al periodo precedente (+6% nel I trimestre), superando di oltre il 10% i valori pre-crisi. Gli incentivi pubblici, tra i quali spicca il Superbonus del 110%, hanno sostenuto il settore (il 70% degli investimenti ora riguarda ristrutturazioni e non nuove case). La proroga degli incentivi (Superbonus fino a dicembre 2022), i bassi tassi di interesse e l’avvio del Pnrr (in cui è rilevante la componente di investimenti in costruzioni) sosterranno il settore nei prossimi anni. Prometeia stima quindi che gli investimenti in costruzioni crescano di quasi il 22% quest’anno e dell’8% nel 2022. Il livello degli investimenti rimarrebbe comunque ben al di sotto del picco raggiunto nel 2008, prima dello scoppio della bolla immobiliare.

La Commissione europea ha dato il fischio di avvio del Pnrr. Dovremo soddisfare un elevato numero di condizioni già per fine anno. Ce la faremo? Non rispettarle vorrebbe dire giocarsi la credibilità̀ sulla capacità di attuare il piano nei tempi e modi concordati, con tutte le conseguenze che questo comporterebbe nella percezione dei mercati e nei rapporti con i partner europei. Anche se molti passaggi in termini di predisposizione della struttura della governance e di norme di semplificazione sono stati già superati, resta da soddisfare gran parte delle 51 condizioni previste per la fine dell’anno, tra cui importanti passaggi parlamentari sulla legge delega di riforma della giustizia e sulla revisione delle politiche attive del lavoro: una sfida non da poco.



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