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Avere conoscenza delle aziende condotte da stranieri può essere un parametro utile per misurare l’integrazione degli immigrati in Italia. Importante è capire anche la loro partecipazione nel nostro sistema economico. Recenti studi, di Unioncamere e Ministero del lavoro, hanno accertato che queste imprese rappresentano una realtà significativa nel nostro Paese.

Lo studio del Censis sulle imprese degli stranieri

“La mappa dell’imprenditoria immigrata in Italia” a cura del Censis e dell’Università di Roma, ci dice che la vivacità imprenditoriale è legata al fenomeno per cui a migrare sarebbero, soprattutto, i soggetti più giovani. Sono i più aperti e dinamici. Per questo l’imprenditoria straniera arricchisce l’impresa italiana poiché occupa spazi lasciati liberi dai locali ed apporta un bagaglio di diversità culturale che aumenta la competitività e l’internazionalizzazione. L’aspetto negativo è dato dalla scarsa conoscenza delle regole italiane, la non conoscenza della lingua, la difficile socializzazione. Inoltre l’eccessiva flessibilità (orari) per la presenza costante di manodopera familiare o immigrata, viene spesso sottopagata.

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La mappa delle imprese di stranieri in Italia

Per imprese straniere si intendono quelle imprese il cui controllo o la proprietà siano di persone non nate in Italia. E che abbiano più del 50% delle quote di proprietà. Al Nord e al Centro, aree con il maggior numero di stranieri residenti, si concentra la maggiore presenza di queste imprese. Le regioni con la presenza maggiore, in termini percentuali sul totale di tutte le imprese presenti sul territorio, sono la Toscana (14,4%) e la Liguria (14,3%).

La regione con la percentuale più bassa è la Basilicata (3,9%) seguita da Puglia (5,4%), Sicilia e Valle d’Aosta (6,1%). Prato è la provincia con la maggiore presenza di imprenditorialità straniera (30,6%, nel settore manifatturiero il 54,8% delle aziende è a conduzione straniera), seguita da Trieste, Imperia, Firenze, Reggio Emilia, Milano, Genova, Roma, Lodi, Gorizia. Nel caso di Prato, l’incidenza delle imprese straniere risulta essere superiore al numero degli stranieri presenti sul territorio, così si apre lo scenario del lavoro in nero e dei lavoratori che non hanno la cittadinanza italiana.

L’imprenditoria straniera al sud

Napoli è una delle città maggiormente toccata da questo fenomeno (incidenza pari a 11,6%). Sono le città più popolose, naturalmente, a ospitarne la maggior parte. Al primo posto Roma seguita da Milano, Torino, Caserta e Prato. Le imprese straniere, pur distribuendosi tra i vari settori, si differenziano: nel Nord Italia per la loro maggior presenza nell’edilizia (35,2%) e per una minor presenza nel commercio (26%); nel Centro Italia si concentrano maggiormente nel settore manifatturiero (11,7%); il Sud Italia, invece, si caratterizza per una forte concentrazione nel commercio (60%) e per una presenza molto inferiore nell’edilizia (9,3%) o in quelli settori commerciali e di servizi.

La scelta imprenditoriale da parte di questi “nuovi cittadini italiani”, oltre a dipendere dal contesto economico nasce anche dal forte radicamento nella comunità d’appartenenza. Questa è intesa non solo come legami famigliari ma anche di nuove relazioni. Il Covid ha messo in discussione molte cose e ha portato a riaffermare il valore della “prossimità”. Non solo nuovi modelli di business ma anche un nuovo modello sociale. Il desiderio di sentirsi parte delle comunità locali.

A cura di Antonio Caivano

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