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INTERVISTA AL PROFESSOR ANTONIO FICARELLA – La tecnologia corre al galoppo e, se da una parte è necessario non rallentare la corsa al piccolo trotto, al tempo stesso è fondamentale muovere passi ragionati che sappiano coniugare lo slancio innovativo con l’impellente necessità di salvare il pianeta in cui viviamo, che appare in serio pericolo. Gli ingegneri e gli scienziati sono in prima linea per agire concretamente al fine di scongiurare gli effetti disastrosi che l’innalzamento della temperatura potrebbe portare nell’arco di brevissimo tempo, rendendo il nostro pianeta Terra un luogo inospitale sul quale la vita diventerebbe difficilissima, costringendo anche la popolazione di alcune zone a migrare verso territori meno ostili, con le conseguenze gravissime che si possono immaginare.

Il ritardo sugli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU, impone un radicale cambiamento del modo di concepire l’innovazione tecnologica. Gli obiettivi fissati per lo Sviluppo Sostenibile hanno una validità globale, riguardano e coinvolgono tutti i Paesi e le componenti della società, dalle imprese private al settore pubblico, dalla società civile agli operatori dell’informazione e cultura. Di energia, decarbonizzazione, scenari futuri e molto altro ancora, abbiamo parlato con Antonio Ficarella, Ordinario di Sistemi per l’Energia e l’Ambiente presso l’ Università del Salento, nonché Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione di Unisalento e Presidente della sezione Puglia e Basilicata di ATI, Associazione Termotecnica Italiana.

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Professor Antonio Ficarella, la delicata situazione geopolitica che stiamo vivendo rende ancora più complesso il problema dell’energia. Cosa si può fare concretamente oggi per migliorare la situazione?

Parlare di energia ora non vuol dire più rivolgersi ad un gruppo più o meno esteso di addetti ai lavori, ma significa, invece, far partecipare la collettività alla sfida più importante che siamo chiamati ad affrontare: l’approvvigionamento energetico nel rispetto dell’ambiente. Sicuramente è superfluo fare proclami a cui non seguano azioni.

Mi pare inutile perdersi in dissertazioni tra tecnici senza coinvolgere la collettività, perché oggi più che mai è doveroso agire in maniera sinergica da subito, perché abbiamo già sprecato troppo tempo. Basti pensare che con questa ferma convinzione a Lecce abbiamo attivato a partire dal prossimo anno accademico anche il Corso di Laurea Magistrale in “Ingegneria Energetica”, erogato il collaborazione con il Politecnico di Bari, con le lezioni in inglese. Si punta a formare ingegneri con forte propensione all’innovazione e all’interdisciplinarietà, in grado di operare nel contesto della transizione energetica, che prevede la progressiva uscita dalle fonti fossili a beneficio delle nuove tecnologie basate su fonti rinnovabili.

Il delicatissimo scenario geopolitico, con la guerra in Ucraina e le tensioni mondiali, ha reso ora più che mai impellente il ripensamento delle tematiche energetiche: lo spettro del ritorno al carbone stride atrocemente con gli obiettivi che il mondo si è prefisso nell’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile. S’impone un dovere morale per tutti coloro che lavorano nel settore dell’energia: uscire dalle fonti fossili il più presto possibile, per favorire la riduzione dell’emissione di CO2, spingere sempre di più verso le energie rinnovabili, la cui accettazione passa attraverso un reale coinvolgimento delle realtà locali, a cui le nuove installazioni devono portare ricchezza. I grandi impianti industriali stanno avviando concrete politiche di decarbonizzazione e, ad oggi, sono gli unici soggetti in grado di avviare queste politiche, grazie alla disponibilità di risorse e tecnologie.

Mi pare importante sottolineare che questi processi innescheranno un importante processo di riqualificazione del tessuto economico e produttivo locale. E poi bisogna andare verso le comunità energetiche nel nome sostenibilità ambientale, lasciando da parte gli egoismi per agire concretamente per il benessere del nostro pianeta. non bisogna essere miopi ma lasciare da parte ci approcci conservativi per iniziare ad agire concretamente e sinergicamente. Quello che stiamo facendo ora è troppo poco e non lo stiamo facendo con la giusta determinazione. Da Bari a settembre, con il settantasettesimo Congresso Nazionale ATI ci auspichiamo che parta una voce che non sia una delle tante che si perdono in un brusio informe, ma che rappresenti l’inizio di una nuova era di cambiamenti per concepire fattivamente l’energia nel rispetto della sostenibilità ambientale.

A Bari dal 12 al 14 settembre prossimi si terrà il Congresso Nazionale ATI, Associazione Termotecnica Italiana, di cui Lei è anche Presidente del Comitato organizzatore. Un momento significativo nella forma e, soprattutto, nei contenuti di grande attualità…

Assolutamente sì, il Congresso è realizzato in collaborazione con la Regione Puglia, che sta per presentare il piano per l’idrogeno. L’evento sarà incentrato sulla sfida per il nuovo modello energetico nazionale e punterà i riflettori su decarbonizzazione, comunità energetiche e diversificazione delle fonti di energia. L’ATI, con l’autorevolezza del suo essere Associazione Termotecnica Italiana, ha scelto di fare del suo settantasettesimo Congresso Nazionale un momento di riflessione, confronto e crescita che coinvolga, oltre a tutti gli associati, anche la collettività, allargando la sua arena di influenza all’uomo della strada, che, svegliato dalla sua preziosa curiosità, vuole approfondire questi temi e che, diciamolo forte, può fare la differenza.

Sarà un’intensa tre giorni in cui ci si incontrerà per discutere e delineare i futuro e le scelte sui temi fondamentali della transizione energetica e delle conseguenze sul nostro sistema industriale. Stiamo coinvolgendo Enti europei, governativi e territoriali, il mondo produttivo e industriale, le realtà sociali ed economiche, i Distretti dell’energia e l’ambiente, la stampa regionale e nazionale. Le aziende avranno a disposizione uno spazio espositivo presso il Politecnico di Bari e potranno presentare prodotti e programmi di sviluppo.

Ci rivolgeremo ad una platea altamente qualificata, quindi, ma anche e, soprattutto, ai tanti cittadini sensibili a queste tematiche e rispettosi dell’ambiente, che ci verranno a trovare nella tavola rotonda di apertura, in cui i temi in gioco, di scottante attualità, saranno illustrati in tutte le loro declinazioni semantiche, con un approccio sicuramente divulgativo per garantire la fruibilità dell’evento anche a chi non ha una laurea in ingegneria, ma la concreta voglia di impegnarsi nel proprio piccolo, perché dalle azioni di ognuno di noi parte il cambiamento globale.

Dobbiamo sperimentare sulla nostra pelle il cambiamento e non pretenderlo solo dalla politica. I Governi si sono imposti di contenere il surriscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi: continuando sulla strada intrapresa con i piani attuali arriviamo a 3 gradi, praticamente il doppio. E non possiamo permettercelo. Si parlerà di riconversione energetica e ambientale dei grandi impianti industriali, di ecosistemi energetici, di Energy Smart Communities, di Hydrogen Valley italiane, dei nuovi sviluppi dell’energia nucleare, di sicurezza e resilienza delle infrastrutture energetiche e dell’approvvigionamento energetico. […]


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A cura di Maria Pia Romano

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