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Con il lockdown e le misure restrittive dovute al covid-19, senza dimenticare il massiccio ricorso allo smart working, che hanno cambiato radicalmente la nostra fruizione della “casa”, è quanto mai attuale il dilemma amletico: meglio l’acquisto o l’affitto di un immobile? Secondo molti, in regime di pandemia, l’investimento in campo immobiliare non è più conveniente, tesi corroborata dai dati catastrofici del mercato nel 2020. E tuttavia, nel 2021 si sta assistendo a un’inversione di tendenza, con una buona ripresa delle compravendite e degli investimenti nel cosiddetto “mattone”. Se durante il primo lockdown nei primi tre trimestri del 2020 la domanda si è fortemente ridimensionata, nel quarto abbiamo assistito invece a un’impennata del 35%, con un conseguente aumento dei prezzi. L’impennata è riscontrabile anche per quanto riguarda l’offerta delle case in affitto: con il suo aumento del 31.4% rispetto al calo delle domande equivalente al 25.8%. Le abitudini di vita sconvolte dal confinamento tra le quattro mura hanno anche cambiato la mentalità rispetto alle dimensioni della casa ideale. Se prima ci si accontentava di più di dimensioni ridotte, ora si tende maggiormente a pensare a locali più ampi e soluzioni più comode. Ma l’interrogativo resta: meglio acquistare o affittare casa nel mondo mutato dall’avvento del coronavirus, che continua a tenere salde le sue grinfie – pur avendo allentato la presa – sulla nostra vita? Secondo un recente studio sul mercato immobiliare italiano presentato da Idealista, “il tasso di sforzo” per l’acquisto di una casa è del 25.1%, percentuale equivalente a quella per affittare un immobile, ovvero un quarto delle entrate debbono essere necessariamente destinate a pagare un mutuo o una pigione. Poi ovviamente, per quanto riguarda l’acquisto di una casa, i prezzi cambiano a seconda della città. Se la media italiana è di 1.735 euro al metro quadro, si passa dalle cifre esorbitanti dei 4.460 euro a Venezia o 4.038 euro a Milano, per scendere fino ai 723 euro di Biella o ai 788 di Caltanissetta. Quanto all’affitto, se a Milano il “tasso di sforzo” succitato arriva a 44% del reddito, Roma è più “umana” con il 27%. Dopodiché bisogna considerare alcuni aspetti pratici dell’acquisto rispetto all’affitto e soppesare vantaggi e svantaggi. Nel caso in cui non si riuscisse a pagare mensilmente la rata del mutuo, la banca potrebbe pignorare l’immobile. Come abbiamo visto sopra, il valore di un immobile può variare in base all’andamento del mercato, quindi anche diminuire. L’acquisto di una casa prevede poi l’anticipo di una cospicua somma di denaro (di solito il 10/20% del prezzo totale dell’immobile), senza contare i costi accessori. Per non parlare di tutti i lavori di manutenzione straordinaria a carico dell’acquirente. Per contro, l’affitto – che resta una soluzione ideale rispetto all’acquisto nel caso in cui non si abbiano le idee ben chiare sulla casa che si vuole comprare – richiede uno sforzo economico ridimensionato, grazie al fatto che non occorre anticipare una somma considerevole. La casa in affitto è perlopiù immediatamente disponibile, e la si può lasciare con il dovuto preavviso senza conseguenze economiche. E tuttavia, l’immobile in affitto non è di proprietà di chi vi abita, costretto a chiedere al proprietario prima di prendere ogni decisione. Il denaro versato per la locazione è a fondo perduto. Alla scadenza del contratto, se esso non viene rinnovato dal proprietario, si può essere costretti a lasciare l’immobile. Che, inoltre, non può subire modifiche di nessun tipo senza il permesso del proprietario. Concludiamo avanzando un ulteriore argomento a favore dell’acquisto della casa: il calo della rata dei mutui. Dimezzatasi negli ultimi dieci anni grazie al calo record dei tassi della Banca Centrale Europea, consente infatti di risparmiare qualche centinaio di euro mensili. Secondo i dati del Codacons, “per un mutuo da 100.000 euro della durata di 25 anni per l’acquisto della prima casa a Milano, il tasso oggi è intorno allo 0,98%, con una rata da 370 euro mensili. Rispetto a 10 anni fa il livello risulta sensibilmente inferiore. Nel settembre del 2011, infatti, il tasso fisso per un mutuo da 100mila euro per l’acquisto della prima casa era pari al 4,25%, con una rata mensile da 542 euro” sempre secondo il Codacons, sul tasso variabile il risparmio è anche più ampio: “per un mutuo da 100.000 euro della durata di 25 anni per l’acquisto della prima casa, il tasso variabile oggi è pari allo 0,42%, con una rata da 346 euro mensili, contro un tasso al 2,55% di 10 anni fa e una rata di 451 euro”. E tuttavia attenzione ai rincari. Negli Usa, dove l’inflazione è già ripartita, i tassi d’interesse risultano più alti; qualora essa crescesse a sua volta in Europa, non potremmo che attenderci un aumento degli indici anche in Italia. A cura di Marco Zonetti
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