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La BCE (Banca Centrale Europea) ha alzato i tassi d’interesse di 0,75 punti. Il tasso principale sale a 1,25%, il tasso sui depositi a 0,75% e il tasso sui prestiti marginali a 1,5%. Lo comunica la Bce dopo la riunione del Consiglio direttivo. E’ il secondo aumento significativo dei tassi di interesse dopo quello già avvenuto a luglio. Tale misura è stata introdotta per cercare di bilanciare l’inflazione dilagante in Europa e per permettere al mercato di assestarsi.

Nuovi tassi d’interesse della BCE, gli effetti

Le politiche monetarie adottate fino a oggi non hanno dato i risultati attesi in termini di inflazione e un ulteriore ritocco verso l’alto è stato inevitabile. La filosofia di fondo è lapidaria ma sostanzialmente corretta: quando l’inflazione galoppa fare costare di più il denaro pone un freno ai consumi, anche a costo di spingere gli indicatori economici in zona recessione. Ma l’aumento dei tassi di interesse comporta altri problemi per i cittadini. Soprattutto per coloro che si sono legati ad un mutuo o ad un prestito per molti anni.

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I mutui a tasso variabile e il CAP

Chi deve temere di più sono coloro che hanno i mutui o i prestiti a tasso variabile. Per questo parterre di cittadini la rata mensile aumenterà sensibilmente già a partire da ottobre. Ma l’effetto compensativo dell’auspicata diminuzione dei prezzi dei beni di uso comune potrebbe far pesare di meno questa manovra. Sono a riparo invece coloro che hanno un mutuo a tasso fisso o coloro che hanno beneficiato del CAP, un tetto massimo oltre il quale il tasso di interesse non potrà salire, anche in futuro.

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